29/02/2016

LA PENITENZA: UNO STILE DI VITA


In occasione della Statio quaresimale a Santa Maria Ausiliatrice del 17 marzo 1974, Paolo VI propone ai fedeli convenuti uno stile di vita profondamente rispondente al Vangelo e uno sforzo generoso per costruire una vera comunità ecclesiale.

Preme alla Chiesa e preme a Cristo che facciamo penitenza. È una parola difficile, che può risultare antipatica, che spaventa e provoca quasi soggezione e diffidenza. Che cosa voleva dire il Signore quando, andando per le strade della Galilea e di Gerusalemme, raccomandava e predicava ai suoi uditori la penitenza? Due cose, principalmente. Anzitutto, l'orientamento della nostra vita. Dobbiamo scegliere la nostra strada. La maggior parte degli uomini non si pone nemmeno questo problema. A che serve la mia esistenza? Dove sono incamminato? Dove devo dirigermi? Se un uomo vuol compiere qualcosa nella vita, deve fare la sua scelta. Invece andiamo avanti ad occhi chiusi, a caso, e non ci poniamo questo problema fondamentale. E il Signore ci dice: mettetevi sulla strada buona. Il Vangelo ci dice: convertitevi, cioè prendete la direzione giusta, guardate di scegliere la strada che conduce alla meta. Non vivete a caso, abbiate il senso della vita, abbiate la sapienza che deve dirigere i vostri passi. Come uno che cammina nella notte non può andare se non ha una lampada, se non ha un lume che gli rischiari il sentiero, così dobbiamo essere noi. E Gesù ci dice questa cosa semplicissima, ma fondamentale e tante volte dimenticata: scegliete la strada. E in altra pagina del Vangelo dirà: Sono io la via, sono io la strada, dovete scegliere me, perché io sono la strada che conduce alla vera esistenza: io posseggo il senso della vostra vita, io vi posso dire perché e come si deve vivere. È un problema centrale, che la Chiesa ritorna anno per anno a proporci e ci dice: convertitevi, cioè rettificate il vostro cammino.
Penitenza significa una disciplina, una regola, un ordine, uno stile di vita che deve dirigere i passi. Non si può camminare disordinatamente. Bisogna essere padroni del proprio cammino e del proprio modo di comportarsi sulla strada che si è scelta. Questo vuol dire fare penitenza. So che specialmente questo secondo precetto adesso non è ascoltato volentieri, non è colto bene dall'opinione pubblica e dal modo di pensare moderno. Non si vogliono maestri, non si vogliono superiori, non si vogliono guide. Si vuole sostituire ad essi il proprio istinto, il proprio capriccio, la propria passione. Questo è sbagliato. Bisogna dare alla propria vita lo stile che il Signore vuole. L'uomo è un essere complesso, con i suoi capricci, con i suoi sensi, con la sua impressionabilità; si sente attratto di qua e di là e disperde il suo tempo, passano gli anni e consuma le sue forze per niente, e tante volte contro di sé, perché ha voluto scegliere ciò che più gli piaceva. Ma è la verità, dice il Vangelo, che vi farà liberi. Dobbiamo scegliere la verità, cioè quello che il Signore ci ha insegnato, per dare alla nostra vita la sua guida.
Sappiamo di essere degli esseri infermi, che hanno subito, senza volerlo, ereditandolo, il malanno del peccato originale. Siamo degli esseri indisciplinati. Dobbiamo imprimere alla nostra vita una disciplina, un ordine. Dobbiamo far presiedere alla nostra esistenza un pensiero, una sapienza. Dobbiamo essere padroni di noi. E per conseguire questa padronanza occorre la penitenza. Dobbiamo privarci di ciò che ci porta al male e al peccato, moderare certe passioni che ci portano a perdere di vista i fini maggiori e minori. Dobbiamo dare alla nostra vita quello stile superiore che al grado sublime si chiama santità. Una volta i cristiani si qualificavano proprio con questo nome: i santi, coloro che vivevano in grazia di Dio e secondo la parola di Dio. Questa è la nostra strada, la nostra legge. Cerchiamo di essere autentici cristiani, di farci dirigere, dalla parola e dalla sapienza di Dio, ad accettare le imposizioni, le mortificazioni, la croce se è necessario, per essere fedeli alla scelta che deve presiedere alla nostra vita.