16/04/2019

CARTEGGIO LA PIRA - MONTINI

G. La Pira-G.B. Montini, Scrivo all'amico. Carteggio (1930-1963), a cura di M.C. Rioli e G.E. Bonura, pp. XLIV + 308, € 35,00.

L'epistolario fra Giorgio La Pira e Giovanni Battista Montini, pubblicato ora per la prima volta, copre un periodo di tempo che va dal 1930 al 1963 e rappresenta un importante tassello per la ricostruzione dei rapporti fra queste due eminenti personalità, nonché della storia della Chiesa e della società italiana nel Novecento.
La corrispondenza documenta un'amicizia, che è iniziata negli anni '20, tra lo studente universitario venuto dalla Sicilia e il giovane assistente generale della FUCI, e che continuerà nel tempo, pur nella differenza dei loro temperamenti: appassionato e ottimista La Pira, riflessivo e misurato Montini.
Emergono con chiarezza, da questi scambi epistolari, un comune amore per la Chiesa, un'intensa spiritualità, una puntuale attenzione agli avvenimenti storici visti come lo snodarsi di un piano provvidenziale che occorre a poco a poco decifrare.
Affiora la grande passione di La Pira per Firenze, con il suo desiderio di superare la crisi industriale che colpì la città negli anni '50, e per il mondo intero, caratterizzata da forte tenacia nel perseguire ideali universali di pace e di civiltà cristiana. E Montini, interlocutore privilegiato, lo accompagna con spirito di discernimento e di sapiente, realistico incoraggiamento.
«Si vede chiaro», scrive La Pira in una lettera del 9 giugno 1963, «la ragione profonda della vicinanza che il Signore ha stabilito da 40 anni fra di noi: cioè un fine ben definito: forse questo fine sarà totalmente chiarito quando Lei - se il Signore così ha disposto! - salirà sulla cattedra di Pietro per servire la Chiesa di Roma e la Chiesa di tutto il mondo». Di lì a pochi giorni, il 21 giugno, questa profezia si sarebbe avverata con l'elezione di Montini a pontefice.

 

«Carissimo Monsignor Montini, noi dobbiamo vederci un po' a lungo e parlare: abbiamo cose interessanti da meditare insieme. Perché i problemi che pesano sulla nostra anima non sono pochi e di scarso rilievo».

Giorgio La Pira a Giovanni Battista Montini, 1944.

 

«Noi, Eccellenza, non cerchiamo l'azione; cerchiamo la contemplazione; non cerchiamo la vita esterna della politica, cerchiamo la vita interiore della preghiera; non cerchiamo di stare in alto, cerchiamo di stare in basso: cerchiamo la solitudine, il silenzio e la pace del Signore! Altro non Le dico: il resto lo intuirà Lei. Ho scritto all'amico Montini: trenta anni di amicizia - e di quale amicizia! - non sono né trenta giorni né trenta mesi: sono una "eternità" di grazia: perché Dio solo la radicò questa amicizia: la radicò in una comune speranza verso i valori che non tramontano mai».

Giorgio La Pira a Giovanni Battista Montini, 7 luglio 1954.

 

«Come tempo fa a voce, così ora amichevolmente con queste righe, vorrei esortarLa a non dimettere la croce che ha su le spalle, almeno finché il bene a cui presta servizio e la fiducia degli amici La reclamano al Suo posto. Non ne verrebbe alcun bene. Mi pare invece che la perseveranza silenziosa, accorta, serena, sia la virtù di stagione. La visione del bene generale esige temperanza in atti pubblici significativi, ma reclama tanto di più solidarietà con la causa comune, assiduità di opere, fermezza di idee».

Giovanni Battista Montini a Giorgio La Pira, 3 ottobre 1954.

 

«Caro La Pira, ammiro il Tuo ottimismo, che mi sembra davvero un atto di fede nella virtù intrinseca del cristianesimo di guadagnare a sé uomini, che sembrano tanto poco disposti a comprenderlo e ad accoglierlo, ovvero di dare testimonianza di sé, anche nell'infelice resistenza che il mondo gli oppone. Sì, bisogna tenere gli occhi desti per scorgere "i segni dei tempi"».

Giovanni Battista Montini a Giorgio La Pira, 28 marzo 1957.